Quando ho smesso di crederci...

Era il 2008, quando pubblicai in autoproduzione il primo libro di quella che poi divenne la mia trilogia fantasy d'esordio 'Avelion', dal titolo 'La Figlia dell'Acqua'.
Non credevo di avere la stoffa della scrittrice, ma come in ogni cosa della mia vita PRIMA  mi ci dedico al 200%, POI  valuto se ne sia valsa la pena.
Così per quel libro, quella trilogia, feci tutto e di più:
- creai io la scritta del titolo (no, non è un font predefinito, bensì una mia personale creazione a Photoshop)

- disegnai (rigorosamente a pc, dato che le mie mani causa AF, mi avevano già tradito da un po'!) la cartina che poi, abbellita, la mia grafica, impaginatrice e copertinista ridisegnò e mise nel libro
(la mia originale è quella a colori)

- per la realizzazione vera e propria dei libri (da uno solo che doveva essere, divennero una trilogia!) mi feci affiancare da amiche che erano anche professioniste nei loro rispettivi campi: una grafica (che da allora è la copertinista e l'impaginatrice di ogni mio romanzo), un'illustratrice, e una giornalista con competenze da editor che mi faceva anche da ufficio stampa.


Negli anni dal 2008 al 2010, non mi fermai un attimo: girai mezza italiana, partecipando a fiere, facendo presentazioni e rilasciando interviste ovunque ne avessi avuto occasione.
Creai un sito ad hoc, tenendo personalmente un rapporto con i lettori, a cui spedivo le copie desiderate, se la loro libreria vicino casa non poteva tenere i libri di una self-publisher.


 All'uscita di ognuno dei tre volumi corrispondeva un comunicato stampa ufficiale, riportato dal quotidiano locale, poster e volantini per pubblicizzarne il lancio in anteprima e addirittura per la conclusione della saga, scomodai un intero gruppo di amici convincendoli a fare il cosplay dei miei personaggi mentre presentavo.



E poi?
Poi è arrivata la CE.
E sono quasi cerca che abbiate visto, anche solo una volta di sfuggita, la copertina del volume unico distribuito su tutto il territorio italiano.



 La mia editor di allora, che mi accompagnò, ancora trema e ridacchia nel ricordare il mio incontro con la CE che mi offriva la pubblicazione.

Non li  avevo cercati io, non mi ero proposta, mi avevano scelto loro!
 Dopo tre anni e tre volumi venduti, a suon di mille copie l'uno, dove loro mi avevano fatto da stamperia (era il 2008 quando iniziai a pubblicare in autoproduzione e le stamperie online che ti facevano solo 100 copie a costi irrisori ancora non esistevano. O usavi le stamperie fisiche, sciroppandoti 1000 copie da vendere per i fatti tuoi, o niente!) avevano 'fiutato' fossi un buon affare da lanciare sul mercato nazionale.

Mi dissero che per pubblicare avrebbero usato un loro copertinista, niente illustrazioni, il testo dovevo consegnarglielo corretto perché non fornivano editing, e di certo non avrebbero usato la mia...
Insomma avrebbero deciso tutto loro, io dovevo stare buona, ringraziare mi pubblicassero e distribuissero a spese loro, e dopo un anno dall’uscita mi avrebbero versato 6% del guadagno (su mille copie vendute con CE un anno dopo guadagnai ben 327€, in caso ve lo steste chiedendo).

La mia risposta a loro fu: "Avelion è una squadra che lavora insieme da 3 anni: io come autrice, una grafica e copertinista, un'illustratrice e una editor. Siamo un pacchetto unico quindi o prendete tutte, o nessuna."

No, il compromesso non fa per me.

Beh, ti hanno pubblicato, dunque hai vinto!
Lo state pensando, vero?
Proprio no, ho perso anzi. Ho cominciato a perdere in quel momento.

Nel momento esatto in cui Avelion è entrato in CE è iniziata la disfatta personale.
Niente più comunicati riportati dai giornali locali, niente poster o volontani, stand in fiera o presentazioni, a meno che non li organizzassi io sobbarcandomi ogni costo ('Siamo una CE piccola, non abbiamo budget per certe cose').


E poi il peggio del peggio, il mio nuovo romanzo 'La Spada di Luce' (primo della saga di 4 libri 'Argetlam') venne pubblicato senza mai farmi firmare un contratto, per poi dirmi che non stamperanno né il secondo, né nessun altro mio romanzo perché "Non è nostro interesse legare il nome della nostra CE al fantasy!"

Rimangiandomi il "Allora perché mi avete cercato e stampato?" non polemizzai e, intenzionata a non deludere i miei lettori ormai abituati all'uscita di un mio nuovo libro in anteprima a Lucca Comics, trovai un'altra CE per pubblicare il secondo volume in tempo utile (insieme alla ristampa dell'uno, mentre driblo minacce legali della CE precedente, che mi aveva stampato e distribuito senza mai farmi avere un contratto firmato, comprando di tasca mia tutte le copie invendute del primo volume, pur di toglierle dal mercato prima che uscisse la ristampa)


Problemi gestionali e anche la seconda CE abbandonò la saga a metà.

Chiunque altro avrebbe mollato il colpo.
Chiunque, ma non io!

Passò un anno senza nuove uscite e io decisi di affidarmi alla sola persona a cui importasse davvero di ciò che scrivevo e dei miei lettori: me stessa.
Così ritornai all'autoproduzione e divisi in due volumi doppi (ognuno che costava quanto il singolo libro pubblicato da CE) la saga completa, facendo finalmente uscire tutti e quattro i romanzi di Argetlam.

Nel frattempo erano passati anni e, intorno a me, si erano via via raccolti nuovi  artisti talentosi (con cui ho il privilegio di collaborare tuttora) ritenendoli perfino amici!
Nonostante la loro bravura, però, essendo per lo più esordienti, non trovano sbocchi.

La prima idea fu quindi quella di radunarci tutti insieme, sfruttando le singole competenze di ciascuno, per fondare una Associazione Culturale dove creare, pubblicare e dare al pubblico in completa autonomia, ciò che avremmo realizzato.

Il nome che fu scelto?

Non poteva non essere Ailus ad ispirarci, ovvero il drago bianco che nel 2008 mi recapitò, come il più improbabile dei corrieri, l'intera storia del suo mondo che diventò la mia trilogia Avelion.

Gli intenti alle fondamenta dell'Associazione erano buoni, ma tra divergenze di vedute, problematiche personali, personalità inconciliabili ecc. fu molto più ostica del previsto riuscire a portarla avanti.
Mi ritrovai in un ruolo che non avrei mai voluto: quello di editore per terzi.
Stampando libri, riviste e antologie di racconti scritti da autori che non conoscevo. Dovendo gestirne e promuoverne i 'prodotti' che non avevo scelto io, ma mi erano stati affidati da chi si aspettava li facessi funzionare.
(questo disegno per il 'reclutamento' di nuovi autori lo feci io, tanto perché sia chiaro che mettevo il 200% anche nell’associazione)

 Il tutto andò avanti due anni, dal 2016 al 2018, mentre dirottavo i miei affezionati lettori sulle pubblicazioni a firma di altri per fargliele acquistare al posto delle mie (non ho scritto per quasi tutti qui due anni, e se lo facevo si vedeva che 'non avevo la testa', dato che le mie energie venivano completamente assorbite da ben altro), sfruttavo i miei contatti e la mia visibilità personale alle fiere per ottenere stand da dare all'Associazione e molto altro.

Sono portata all’altruistico sacrificio? 
Affatto!
Semplicemente per me dare il 200% significava far spiccare il volo all’Associazione, anche a costo di rimanere io quella inchiodata a terra.

"Non si può anteporre il bene dell'uno a quello dei molti." recita un detto vulcaniano.
Io sono sempre stata d'accordo: il gruppo vale più del singolo. Sempre.

Ma anche i miei lettori sono un gruppo, e da me qualcosa si aspettavano così, pur di non deluderli ancora e perderli per sempre, scrissi in 21 giorni il mio primo romanzo unico.


Stampato totalmente a mie spese, con il mio personale ISBN da self-publisher perché mi fu detto "E' meglio se rimane una tua autoproduzione esterna all'associazione."

Avevo aperto quell'associazione con amici perché fossimo liberi di stampare tutto ciò che volevamo di nostro, ma ero arrivata ad essere ritenuta indegna di legare i miei romanzi al nome dell'associazione.
Praticamente valevo meno di ogni altro autore che mi veniva portato, scelto da un altro, e di cui dovevo occuparmi da 'editore'( fidatevi, questa convinzione di ‘indegnità’ come scrittrice mi pesa ancora addosso!).

Ti sarai fermata a quel punto, no?
No, purtroppo, no. Io non mi arrendo. Mai.

E pur avendo perso visibilità personale, lettori affezionati e finanche la fiducia nel ritenermi una valida scrittrice, ero pur sempre la legale rappresentante dell'associazione.
Ne ero 'a capo', sebbene non avessi scelto io quel ruolo.
A differenza di quello che molti credono, non amo affatto comandare. Però sono brava a coordinare gli altri, a far rispettare le scadenze, a gestire e risolvere i problemi logistici, parlare con autori e curatori, redigere contratti ecc. ... insomma sono affidabile ed efficiente.
Quindi, dentro all'associazione, svolgevo il mio compito al meglio che potessi e basta.
Solo il tracollo finanziario dovuto a scelte di pubblicazione ben poco oculate, alla partecipazione in eventi sempre in perdita e altro ancora, mi costrinsero a mollare il colpo.

O meglio, io non mollai affatto!
Semplicemente il mio istinto da Difensore, mi suggerì che dovevo proteggere e salvare quelli a cui tenevo.
Ero stata creata 'Legale Rappresentante', quindi avevo il potere di chiudere quel disastro di associazione prima che tirasse a fondo tutti, peggio del naufragio del Titanic.
E lo feci, senza remora alcuna, il 31 dicembre 2017.


Secondo voi avrei potuto abbandonare Ailus, i miei più cari amici che erano anche i miei più fidati collaboratori (autori esterni e chi aveva grandi idee 'editoriali', ovviamente prese altre strade) rinunciando al sogno che ci legava?
Proprio no!

Beh, Ailus è tornato a casa, no?
Fu con quella frase, detta da mia nonna Betty che chiamava 'casa' l'autoproduzione da cui ero partita dieci anni prima, che nacque il rinnovamento.
Il Collettivo Artisti del Fantastico Casa Ailus 

Non CE e nemmeno associazione.
Semplicemente un gruppo di artisti, estesosi per accogliere in una stramba e coloratissima famiglia dragosa chiunque avesse la nostra stessa voglia: ovvero crescere e migliorarci stando insieme, lavorando come squadra, e pubblicando rigorosamente in autoproduzione ciò che creiamo.

Tipo la collana di libri illustrati  Mitologika, di cui io scrivo le didascalie e fungo da curatrice/coordinatrice.

Per cui no, io non ho mai smesso di crederci e non lo farò mai.
Ho solamente volato verso casa:





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