Il problema non è il problema


Leggendo questa frase sono certa che a molti di voi verrà il mal di testa per l'ossessiva ripetizione della parola 'problema', eppure se la scomponete potete apprezzarne la logica adamantina e, soprattutto, svelare il segreto fondamentale a renderci capaci di affrontare ogni 'scoglio' nella vita.

Vogliamo semplificare?
Ok, ve la personalizzo adeguandola a me:

"Il problema non è essere affetta da Atassia di Fridreich, ma come io mi pongo/vivo avendo l'Atassia di Friedreich."

Cominciate a capire?
No?

Va bene, entro ancora più nel dettaglio.
Nel corso della mia vita ho avuto a che fare con moltissime persone differenti, ma tutte, o quasi (fortunatamente le eccezioni esistono!), si possono dividere in due macro tipologie: le 'ammirolatuaforza' e le 'voglioaiutarti/pregare/guarirti'.
Entrambe queste macro-categorie partono dal presupposto che ILPROBLEMA della mia vita sia essere affetta da Atassia di Fridreich, e che la mia intera esistenza giri intorno a quello.

SBAGLIATO!

Sono disabile, è vero.
Devo essere accompagnata/aiutata a svolgere i compiti di ogni giorno, di certo.
Non potrò mai vincere la medaglia d'oro correndo i 100m, ovviamente.
E quindi?

Cercate di seguire il mio ragionamento: riducendo la mia vita a ciò che fisicamente posso o non posso fare, io smetto di una persona nella sua interezza con i suoi gusti, pensieri, sogni, obbiettivi, sentimenti per essere semplicemente un corpo.
Un ingranaggio di muscoli, ossa e nervi mal funzionati, che non si 'incastra' a dovere nel meccanismo della Società.
Pensandola così ecco che si spiegano gli 'ammirolatuaforza' (tradotto= Io nei tuoi panni mi sarei già arreso e buttato da un ponte) e i 'voglioaiutarti/pregare/guarirti' (tradotto= so di essere inutile e imponente, quindi spero e confido in Forze che risolvano tutto al posto mio)

Grazie, ma no grazie!

L'Atassia di Friedreich è un problema? Certamente, ma l'AF è ILPROBLEMA della mia vita? Proprio no!

Quando a 12 anni cominciai ad aver dolori alle gambe, le ginocchia molli e a inciampare e cadere spesso, il mio pensiero non andava a: cos'è? quando mi passerà?
Pensavo a: come si dice 'scusatemi, lo rifaccio' in giapponese? Perché se incespico durante l'esame di cintura arancione ad Aikido dovrò dirlo, prima di poter riprovare.
Così a 18 anni ragionavo su che argomento scegliere per la tesina di maturità per legare più materie possibili, non al verdetto della diagnosi che doveva arrivare all'ospedale di Siena.
A 20 anni mi chiedevo se mia nonna avrebbe sopportato il caos di una fiera dei fumetti o se avrei dovuto chiedere a qualcun altro di accompagnarmi.
A 28 anni mi chiedevo quante copie stampare del mio libro autoprodotto, ragionando su quante sarei riuscite a venderne.

Quando mio nonno si è ammalato e poi è morto, i miei problemi sono stati: trovare una struttura assistenziale in città raggiungibile in auto; prendere la patente per accompagnare mia nonna a trovarlo, comprando un auto di cilindrata adeguata ad un neo patentata e con il bagagliaio abbastanza grande per contenere la carrozzina che in futuro era probabile usassi.
E ancora: imparare a gestire da sola i miei fondi di investimento, districarmi tra le offerte di luce, gas e linea internet per avere bollette conveniente.
Una volta avuta l'auto poi devo pensare a quale assicurazione abbia la migliore copertura, quando vada fatto il tagliando e il cambio gomme ecc.
E la mattina, se devo uscire, penso: troverò parcheggio vicino al parrucchiere/estetista/negozio dove voglio andare? Cosa voglio di pranzo/cena e ho tutto in frigo o devo fare spesa? Se compro quella maglietta/borsa/scarpe che mi piacciono, ci sto con la pensione fino al mese prossimo?
Mentre se sto in casa i pensieri sono: vado avanti a scrivere il nuovo romanzo? Ho mandato le mail/whatsapp al collettivo per coordinare i lavori da mandare in stampa? Prenotazioni stand e alberghi per le prossime fiere come sono messi?
Se, e quando, mi rimane tempo e voglia penso ad un prossimo cosplay da fare. Districandomi tra parrucca da trovare, stoffe da comprare per cucire io il costume o farlo fare alla sarta; dove, quando e con chi fare le foto; chi mi trucca ecc. ecc.

Rileggente quanto ho scritto, vedete l'AF da qualche parte?
No?

Perchè l'AF non è ILPROBLEMA nella mia vita, è solo un problema tra mille altri, comuni a tutti, e il mio atteggiamento rispetto all'AF è considerarla solo in base a cosa devo adattare di ciò che faccio alla sua presenza, ovvero una percentuale irrisoria della mia vita.

Vi sembro ancora forte?

Non sono forte, sono semplicemente impegnata a vivere tanto da portare la mia disabilità ad adattarsi alla mia vita, non a fare della disabilità la mia vita.

E questo vale per me con l'AF, così come per tutti voi qualunque problema abbiate.
Perché ricordatelo:

Il problema non è il vero problema, tutto sta al vostro atteggiamento verso quel problema,ovvero se lo renderà il fulcro, o un banale inciampo, nel vostro percorso di vita.

Commenti

  1. Articolo molto interessante, è vero che più pensiamo ai nostri problemi, più diamo a essi forza, ingigantendoli in una spirale senza fine. Ti ho come amica su facebook e leggo con piacere tutti i tuoi post. Io soffro da anni di depressione e fobia sociale, problematiche insignificanti in confronto alla tua, e molte volte vorrei addormentarmi e non svegliarmi la mattina, anche se ho notato che più sto a casa a pensare alla mia condizione, a rimuginare sul passato e ad aver paura del futuro più sto male.. Se invece mi tengo impegnato sto meglio. Ti ammiro molto perché mi dai l'idea di essere una persona molto dinamica, capace di pensare e realizzare tante azioni diverse, cosa che io non sono mai riuscito a fare (mi stanco subito in ogni attività che faccio).

    Un abbraccio

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