Scrivere... sognando di farne un lavoro



"...a prescindere dal correre in modo atletico o camminare un po’ sgangherato, perché nessuno vuole essere mantenuto (e male) racimolando le briciole. Non abbiamo bisogno di pietistiche ghettizzazioni. Servono invece comprensione ed empatia per capire che, cambiando prospettiva, è possibile tirare fuori il meglio da ognuno..."



Questo è un estratto del post che ho letto ieri su Fanpage.it a firma di Iacopo Melio (link dell'articolo QUI) che mi ha fatto riflettere, essendomici ritrovata.

Due anni dopo avrei potuto ritornarci, diplomarmi, frequentare l'università, ma ho evitato.

Quando a 18 anni mi è stata diagnostica l'AF e sono stata classificata 'disabile al 100% con obbligo di accompagnamento permanente, perché impossibilitata a svolere le normali attività della vita', ho abbandonato la scuola essendo caduta in depressione.

Perché?
Da disabile potevo anche diventare, su carta, con laurea ecc. ciò che volevo, ma farne il mio lavoro..impossibile!
Perché volevo diventare un'archeologa (più precisamente Egittologa), ma da disabile avrei studiato e speso soldi (molti soldi, sempre che avessi trovato un accompagnatore che vivesse e si occupasse in toto di me negli anni di università fuori-sede, dato che Parma non è l'ateneo migliore per Archeologia-Egittologia) per pura soddisfazione personale!

In Italia chi è disabile non deve avere sogni, obbiettivi e men che meno si deve permettere di desiderare la realizzazione personale!
I miei unici introiti vengono dai miei libri che a malapena ripagano le spese di stampa e stand in fiera... quindi nessun guadagno, unicamente pareggio.
Lo Stato ci mantiene... male, molto male... con poco più che briciole, e invece di darci la possibilità di diventare indipendenti, produttivi, di lavorare e, magari perfino creare lavoro per altri, dobbiamo chinare la testa ed essere grati di sopravvivere chiusi tra le quattro mura di casa.

Questa è l'inclusione italiana!
Beh, tanto per vostra conoscenza, vi lascio la mia biografia con CV: http://www.alessiamainardi.net/autrice.html

Dal 2008 io ho fatto tutto questo ma, essendo 'disabile', ogni mia competenza e realizzazione non è un lavoro, non sono mai stata assunta, stipendiata e nemmeno retribuita.

Ma, ehi, sono una disabile italiana e comunque non me ne sto chiusa in casa, quindi devo esserne felice!

Vero?

NO.

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