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Visualizzazione dei post da 2020

Quando ho smesso di crederci...

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Era il 2008, quando pubblicai in autoproduzione il primo libro di quella che poi divenne la mia trilogia fantasy d'esordio 'Avelion', dal titolo 'La Figlia dell'Acqua'. Non credevo di avere la stoffa della scrittrice, ma come in ogni cosa della mia vita PRIMA  mi ci dedico al 200%, POI  valuto se ne sia valsa la pena. Così per quel libro, quella trilogia, feci tutto e di più: - creai io la scritta del titolo (no, non è un font predefinito, bensì una mia personale creazione a Photoshop) - disegnai (rigorosamente a pc, dato che le mie mani causa AF, mi avevano già tradito da un po'!) la cartina che poi, abbellita, la mia grafica, impaginatrice e copertinista ridisegnò e mise nel libro (la mia originale è quella a colori) - per la realizzazione vera e propria dei libri (da uno solo che doveva essere, divennero una trilogia!) mi feci affiancare da amiche che erano anche professioniste nei loro rispettivi campi: una grafica (che da allora è

La Regina senza bastone

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In tutte le fiabe arriva un momento in cui il tono della narrazione cambia, assumendo contorni più cupi e concitati. Il “negativo inaspettato” è un passaggio che serve per introdurre il lieto fine, in modo che lasci un ricordo più vivido nel lettore. Che gli doni sollievo dalla tensione e che magari gli trasmetta perfino una sorta di morale. Anche nella mia avventura dentro “Cosplayland” (potete leggere il brano originale nel mio libro autobiografico 'Alessia in Cosplayland' che trovate qui ) il momento non del tutto luminoso, splendente e felice c'è stato, e non è durato solo qualche momento, ma quasi due anni. Il periodo tra il 2006 e il 2008 è coinciso con il meglio e il peggio del mio essere cosplayer. “Meglio” , perché la quantità di costumi realizzati, riconoscimenti ottenuti, persone con cui ho collaborato ed esibizioni ed eventi creati con il mio zampino non ha avuto eguali. “Peggio” , perché annebbiata da quella forsennata girandola di cose da fare, ho l

Il problema non è il problema

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Leggendo questa frase sono certa che a molti di voi verrà il mal di testa per l'ossessiva ripetizione della parola 'problema', eppure se la scomponete potete apprezzarne la logica adamantina e, soprattutto, svelare il segreto fondamentale a renderci capaci di affrontare ogni 'scoglio' nella vita. Vogliamo semplificare? Ok, ve la personalizzo adeguandola a me: "Il problema non è essere affetta da Atassia di Fridreich, ma come io mi pongo/vivo avendo l'Atassia di Friedreich." Cominciate a capire? No? Va bene, entro ancora più nel dettaglio. Nel corso della mia vita ho avuto a che fare con moltissime persone differenti, ma tutte, o quasi (fortunatamente le eccezioni esistono!) , si possono dividere in due macro tipologie: le 'ammirolatuaforza' e   le 'voglioaiutarti/pregare/guarirti' . Entrambe queste macro-categorie partono dal presupposto che ILPROBLEMA della mia vita sia essere affetta da Atassia di Fridreich, e che

I Social Network non servono a socializzare

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Ieri parlavo con un'amica, dopo che avevo tolto una Nota lunga, seria e molto personale da FB, e per l'ennesima volta era stata fraintesa o del tutto ignorata. E lei, ragionando sul funzionamento dei Social ha detto qualcosa che mi ha illuminato: " I Social (FB più di tutti) hanno portato LAGGGENTE su Internet. LAGGENTE che noi (bullizzati, nerd, diversi ed esclusi di ogni tipo) proprio rifugiandoci su Internet, tendevamo ad evitare, costruendo interazioni e rapporti profondi on-line con chi era come noi, ed era sul web per lo stesso motivo. " Ecco, per chi come me, è cresciuta on-line, passando dal modem 56k che gracchiava e occupava la linea telefonica (con sommo scoraggiamento di chi pagava le bollette) , per poi passare all'ADSL, che scriveva sui forum tematici di anime e manga, per poi passare ai 'Toc Toc' sulla chat di MSN, e a tenere un blog su Splinder.... l'avvento dei Social Network è stata la disfatta. In un mondo che mi faceva

Abile ad essere disabile

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Vedo e seguo tante ragazze disabili favolose: c’è la sportiva, la viaggiatrice, la mamma influencer di positività, la ricercatrice… e questo solo in Italia. Allargandosi oltre confine si arriva a modelle, stiliste e altro. Sono seguite da centinaia, migliaia di follower, hanno siti, social network, scrivono libri sulla loro vita, insomma si ‘fanno vedere’ e valgono. Molto. Poi ci sono io. Una pippa. Così abile ad essere disabile da essere semplicemente mediocre. Io che ho visto e fatto cose che voi umani… ah, no, che io stessa, quando ancora ero normodotata (o meglio, mi illudevo di esserlo perché non mi avevano ancora diagnosticato l’AF) , non avrei mai nemmeno immaginato di poter fare. Solo per dirne qualcuna? Ho scritto una decina di libri  dal fantasy alla fantascienza (senza contare la collana illustrata sulle mitologie, altrimenti sfiorerei la ventina!) , ho creato e interpretato più di 80 diversi cosplay (vincendo 18 volte in praticamente ogni categoria,

Sostegno emotivo

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Questa è la foto che meglio riassume la mia domenica al Festival del Fumetto il 2 febbraio. Perché? Beh, perché rappresenta a pieno il sostegno emotivo (oltre che fisico) ricevuto da persone favolose, che mi onoro di poter chiamare amici, e senza cui semplicemente non ci sarei stata! Tutto è nato a metà gennaio quando Manuel (il ragazzo che vedete in foto) alias il Prof X, incrociandomi ad un altro evento, mi chiese di far parte del suo gruppo X-Men. Io, che ho davvero una mutazione del DNA dovuta all'atassia di Friedreich, malattia genetica rara e degenerativa da cui sono affetta, e il cui essere stata bollata come 'La Strana' e allontanata ed esclusa in quanto diversa, è capitato molto prima che i sintomi dell'AF fossero evidenti, adoro quei personaggi. Infatti ne ho cosplayati già alcuni come: Yukio dal film Wolverine - L'Immortale e Charlene Xavier, versione genderbend del Prof. X (tanto la carrozzina ce l'avevo già!). Quind

Scrivere... sognando di farne un lavoro

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"...a prescindere dal correre in modo atletico o camminare un po’ sgangherato, perché nessuno vuole essere mantenuto (e male) racimolando le briciole. Non abbiamo bisogno di pietistiche ghettizzazioni. Servono invece comprensione ed empatia per capire che, cambiando prospettiva, è possibile tirare fuori il meglio da ognuno..." Questo è un estratto del post che ho letto ieri su Fanpage.it a firma di Iacopo Melio (link dell'articolo QUI ) che mi ha fatto riflettere, essendomici ritrovata. Due anni dopo avrei potuto ritornarci, diplomarmi, frequentare l'università, ma ho evitato. Quando a 18 anni mi è stata diagnostica l'AF e sono stata classificata 'disabile al 100% con obbligo di accompagnamento permanente, perché impossibilitata a svolere le normali attività della vita' , ho abbandonato la scuola essendo caduta in depressione. Perché? Da disabile potevo anche diventare, su carta, con laurea ecc. ciò che volevo, ma fa

Disabili al cinema : Mission Impossibile

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Quando il 26 dicembre ho sfogato la mia indignazione per l' ingiustizia subita attraverso un video pubblicato su FB ( lo vedete sopra ), non credevo di aver fatto chissà cosa, né che mi sarebbe stato dato tanto risalto mediatico. Vivo nell'utopica convinzione che chiunque di noi, se subisce un'ingiustizia o una discriminazione , si faccia sentire, facendolo presente, con le dovute maniere, attraverso tutti i canali che questo mondo social ci mette a disposizione. Peccato abbia dovuto ricredermi . Via via che parlavo e veniva pubblicata la mia vicenda ( prima on-line sul sito FanPage.it in un articolo a firma di Iacopo Melio:  https://www.fanpage.it/attualita/i-disabili-al-cinema-non-possono-andarci-lo-sfogo-di-alessia-dopo-il-suo-viaggio-a-vuoto/  , e poi con ben tre articoli pubblicati su Gazzetta di Parma a firma di Claudia Olimpia Rossi ) mi sono resa conto, dalla quantità di persone che mi contattavano per darmi il loro supporto, che era ritenuta una